Il Canal Grande di Venezia

"La più bella strada del mondo". La definizione, mille volte ripetuta, è del tutto inadeguata di fronte a ciò che è stato, per Venezia, il Canal Grande: “corso” prestigiosissimo al quale si affaccia una sfilata quasi ininterrotta di palazzi, teatro di splendide coloratissime feste, di esecuzioni capitali, dimora di grandi casate e centro pulsante di vita popolare, porto commerciale e inesauribile richiamo per principi, imperatori, re e regine ma anche per artisti, poeti, scrittori, musicisti di tutto il mondo. Per più di mille anni, un caleidoscopio di vicende pubbliche e private, di persone, di idee.

Canal Grande di Venezia
Veduta del Canal Grande - Ponte di Rialto

Il progetto canalgrandevenezia.it propone una raccolta di queste tracce, uno studio dedicato alla ricerca e alla catalogazione di immagini, descrizioni e ritratti che il tempo e la storia hanno impresso sulle facciate dei palazzi lungo il Canal Grande di Venezia, le quali hanno acceso la fantasia, l'ispirazione, l'arte e l'ingegno di molti. Benché coscienti di non aver saputo, o potuto, preservare tutti gli aspetti di una stratificazione storica così vasta in un presente altrettanto complesso, resta la speranza di aver dato un piccolo contributo alla valorizzazione del patrimonio artistico di Venezia, indiscutibile bene universale.



Chiesa di Santa Maria di Nazareth (degli Scalzi) Imponente chiesa barocca a navata unica con cappelle laterali, costruita a partire dal 1654 su pro­getto di Baldassare Longhena. La facciata si deve però a Giuseppe Sardi che la realizzò tra il 1672 e il 1678 a spese di Girolamo Cavazza, adottando un doppio ordine di colonne bina­te, movimentato da nicchie e da un ricco apparato scultoreo attribuito a Bernardo Falcone. Conservava nella volta un affresco di Giambattista Tiepolo, distrutto da una bomba austriaca il 28 ottobre 1915.
Gli Scalzi erano chiamati comunemente a Vene­zia i frati Carmelitani che vi giunsero nel 1633. Qui è sepolto l’ultimo doge, Lodovico Manin, sulla cui lastra tombale è scritto semplicemente «Cineres Manini».