Abbazia di San Gregorio Eretta, sembra, agli inizi del IX secolo, fu sottoposta ai benedettini dell'abbazia di Sant'Ilario. A causa della decadenza di quest'ultima, negli anni successivi si assistette a un progressivo trasferimento dei monaci verso San Gregorio che culminò nel 1214, quando divenne sede principale della comunità. Nel 1450 l'abbazia attraversò un nuovo lungo periodo di decadenza sia economica che spirituale che terminò con la soppressione del monastero nel 1775. La chiesa mantenne per breve tempo il ruolo di parrocchia, ma venne chiusa al culto nel 1808 sotto Napoleone.
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Ca Bernard Palazzo seicentesco rimasto incompiuto nell'ala destra all'altezza del primo piano.
È caratterizzato da un doppio portale d'ingresso e dalla veramente rara successione di quattro alte elegantissime bifore ad arco al primo piano.
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Ca Capello Posto in angolo, alla confluenza del rio di San Polo, questo palazzo cinquecentesco prospetta sul Canal Grande con una facciata molto sobria, scandita da finestre rettangolari al pianterreno e arcuate ai piani superiori. A destra una trifora si affaccia su un piccolo terrazzino sorretto da colonne.
In origine la facciata era impreziosita da affreschi di Paolo Veronese e Giambattista Zelotti, ora scomparsi a causa di un incendio.
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Ca Corner della Regina La regina cui è intitolato questo palazzo non è altri che la famosa Caterina Corner, regina di Cipro, nata nel 1454 nel precedente palazzo gotico dei Corner che fu poi abbattuto nei primi decenni del Settecento per far posto a questa nuova costruzione.
Caterina, figlia di Marco Corner di San Cassiano e di Fiorenza Crispo, ad appena tredici anni, fu destinata in sposa al re di Cipro Giacomo II di Lusignano e quattro anni dopo si trasferì nell'isola per assumere pienamente il suo ruolo di sposa e regina.
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Ca  Dario « Una vecchia cortigiana decrepita piegata sotto la pompa dei suoi monili »
Gabriele D'Annunzio.

Uno dei più bei palazzi sul Canal Grande è Ca' Dario. Non troppo alto, piuttosto stretto (il prospetto non è più lungo di una gondola, ovvero 10 metri), leggermente inclinato verso destre a causa di antichi cedimenti delle fondazioni (sembra sia costruito sopra un antico cimitero), è uno degli elementi fondamentali della scenografia di questo tratto del Canale.
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Ca Favretto È uno dei molti palazzi dei Bragadin. Gotico del XIV secolo, con bella quadrifora al piano nobile, denuncia nelle cornici di monofore, che emergono alle estremità della facciata, la preesistenza di un edificio ancor più antico in stile veneto-bizantino. Ha subito in seguito diverse manomissioni; vi ha ora sede l'hotel San Cassiano. Qui abitò Giacomo Favretto, pittore veneziano (1849-1887), come ricorda la lapide sulla facciata.

Il nome originario dei Bragadin è Ipato, cambiato nell'VIII secolo. È una delle 24 famiglie «vecchie» che fondarono Venezia
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Ca Foscari Ca' Foscari e l'attiguo Palazzo Giustinian (che consta di due edifici gemelli) costituiscono un unicum architettonico che rappresenta uno degli esempi più importanti del gotico maturo a Venezia e certamente conferisce, con la leggiadria del disegno e del caldo cromatismo, un'aura straordinariamente suggestiva e affascinante a questa parte del Canal Grande.
Nel Trecento i Giustinian avevano fatto costruire in questo sito un palazzo con torrette laterali che nel 1430 era stato acquistato
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Ca Pesaro Guardando questo che appare, tra tutti i palazzi sul Canal Grande, quasi regale nella sua maestosità, così fortemente teatrale nella composizione che associa dettagli plastici di grande razionalità geometrica ad espressioni di elementi naturalistici e fantastici, chi mai potrebbe dubitare del carattere orgoglioso e perfino un po' egocentrico di quella ricchissima e importante famiglia Pesaro che lo fece costruire in un arco di tempo che va dal 1652 al 1710?
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Ca Rezzonico Il grande nemico dell'arte barocca John Ruskin, che tanto scrisse sull'architettura veneziana, pensava che questo edificio fosse l'unico a Venezia ad essere brutto come un palazzo moderno, trovava addirittura stupide certe trovate decorative, come i pilastri che egli definiva "pile di forme di formaggio" o i leoni con la lingua di fuori e le teste mozzate sopra il piano nobile che etichettava ugualmente come "stupide".
Di opinione opposta, invece, era il critico d'arte inglese, Henry James, che solo qualche anno dopo definisce Ca' Rezzonico
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Ca Rezzonico Il grande nemico dell'arte barocca John Ruskin, che tanto scrisse sull'architettura veneziana, pensava che questo edificio fosse l'unico a Venezia ad essere brutto come un palazzo moderno, trovava addirittura stupide certe trovate decorative, come i pilastri che egli definiva "pile di forme di formaggio" o i leoni con la lingua di fuori e le teste mozzate sopra il piano nobile che etichettava ugualmente come "stupide".
Di opinione opposta, invece, era il critico d'arte inglese, Henry James, che solo qualche anno dopo definisce Ca' Rezzonico
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Di antica e nobile origine e immensamente ricchi e potenti: erano così definibili i Tron quando, nella seconda metà del Cinquecento, decisero di intraprendere la ricostruzione della preesistente fabbrica gotica di San Stae, nella quale i componenti del ramo principale della famiglia abitavano oramai da secoli. I floridi commerci intrattenuti col Levante e la forte coesione dei legami all'interno del gruppo familiare avevano impedito la dispersione del loro ingente patrimonio e consentito di superare, abbastanza agevolmente, le burrasche economiche che susseguirono alla scoperta dell'America e di nuove rotte.
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Campo del Erbaria Il Mercato di Rialto si trova nei pressi del celeberrimo Ponte da cui prende il nome, sulla sponda del sestiere di San Polo, ed è il vero centro vitale della città. Il Mercato di Rialto si può suddividere in due parti: il mercato della frutta e verdura ed il mercato del pesce. Il mercato della frutta e verdura si trova in Campo de la Pescaria e si estende fin quasi in Campo Cesare Battisti (chiamato nell'ottocento Campo Bella Vienna, dal nome di un noto Caffè che lì vi era localizzato). Il mercato della frutta e verdura adesso è composto da nuove strutture fisse e coperte che formano le rivendite al minuto. Fino a qualche anno fa le rivendite erano coperte da tendoni di vari colori ed il tutto aveva un fascino
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Campo della Pescaria L'isola di Rialto è una delle zone di insediamento più antiche del centro storico veneziano. Qui, fin dalle origini della città, si sono concentrate importanti attività commerciali ed economiche. L'area è quindi caratterizzata da stratificazioni successive, prodotte da frequenti riadattamenti e trasformazioni.

Vista l'intensa storia dell'area, non c'è da stupirsi se, durante l'intervento di restauro del 1999 nel campo della Pescheria, finalizzato alla realizzazione di un moderno depuratore, ci si è imbattuti in numerosi reperti dei secoli scorsi e in tracce consistenti delle precedenti sistemazioni urbanistiche dell'isola: pavimentazioni, condotte fognarie, rive, nonché resti antropici come monete, vasellame e pesi per stadere.
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Campo San Simeon Grande Affascinante e caratteristico campo, con i suoi marmi, i suoi decori, l'antica chiesa di San Simeon Grande (da non confondere con la chiesa di San Simeon Piccolo, quest'ultima più grande di dimensioni ma più giovane per età di costruzione) ed il campanile che si estende con le sue volte romaniche.
La sua fondazione è antichissima e risale al 967. Della fisionomia dell'antica costruzione non si sa quasi nulla ma doveva essere in cattive condizioni se, a cavallo tra i secoli XII e XIII, venne completamente ricostruita, tuttavia una nuova ricostruzione si rese necessaria agli inizi del Settecento.
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Campo San Vio Campo San Vio è uno spazio lastricato di forma rettangolare. Su un lato del campo si erge la chiesa di Saint George, chiesa anglicana di Venezia.
Va segnalata anche la presenza di un tipico pozzo, con vera del primo Cinquecento.
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Dice ben poco questo candido edificio secentesco. Architettonicamente è veramente poco significativo, mostrando solo una discreta riva d'acqua e un sovrastante piccolo poggiolo, ma la sua importanza è data dal fatto che tra queste mura, nel 1750, nacque e poi visse Teodoro Correr, uno dei principali collezionisti veneziani che nelle tre sale e circa venti camere di casa sua aveva «sparsi e in parte distribuiti» stampe, quadri, libri, di antichità, medaglie, manoscritti ecc.; quel Correr che alla morte, avvenuta nel 1830, lasciò ogni cosa alla municipalità veneziana e che è a tutt'oggi il nucleo fondamentale delle raccolte dei Musei Civici Veneziani (ospitate nell'Ala Napoleonica e nelle Procuratie Nuove di piazza San Marco).
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Casa Ravà Grande edificio neogotico, con torretta merlata laterale e giardinetto antistante cintato da una tipica balaustra, costruito da Giovanni Sardi nel 1906 sopra un vecchio impianto del XVI-XVII in cui sorgeva anticamente la residenza del patriarca di Grado.
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Chiesa della Madonna della Salute L'edificio fu costruito da Baldassare Longhena ed è una delle migliori espressioni dell'architettura barocca veneziana. La sua costruzione rappresenta un ex voto per la liberazione dalla peste che tra il 1630 e il 1631 decimò la popolazione, come era avvenuto in precedenza per le chiese del Redentore e di San Rocco. La peste fu portata da un ambasciatore del duca di Mantova Carlo I Gonzaga Nevers, che venne internato nel Lazzaretto Vecchio, ma gli bastò entrare in contatto con un falegname per infettare la città. Questo il voto espresso il 22 ottobre 1630 del patriarca Giovanni Tiepolo: «Voto solenne di erigere in questa Città e dedicar una Chiesa
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Chiesa di San Simeon Piccolo Tempio a pianta centrale, costruito tra il 1718 e il 1738 su progetto di Giovanni Scalfarotto.
Si caratterizza per l'alta cupola verde rame e per il grande pronao corinzio introdotto da un'ampia scalinata. Sostituisce l'antica chiesa, fondata nel IX secolo dagli Adoldo e dai Brioso.
La chiesa dedicata ai santi Simeone e Giuda che veniva comunemente chiamata San Simeone Piccolo per distinguerla dalla vicina chiesa di San Simeone Grande. Ancora oggi viene chiamata così nonostante i lavori di ristrutturazione eseguiti nel Settecento l'abbiano trasformata in una chiesa assai più grande.
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Chiesa di San Stae È ancora da chiarire l'origine della chiesa. Secondo Giuseppe Cappelletti sarebbe stata edificata da Obelario, primo vescovo di Olivolo, verso la fine dell'VIII secolo. Le cronache, invece, affermano che fu fondata nel 966 dalle famiglie Tron, Zusto e Adoaldo. Tuttavia, il cronista Andrea Dandolo, che descrisse il grave incendio del 1105, non la menziona e la prima testimonianza certa è un documento del 1127, dove è ricordata come parrocchia filiale di San Pietro. Nel 1331 è invece ricordata come collegiata. Secondo quanto riportano i resoconti delle visite pastorali del Settecento, San Stae era una parrocchia popolosa, ricca e vitale e i suoi
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Ex Chiesa di Santa Maria della Carità (Gallerie dell' Accademia) Il complesso della Carità comprende Convento, Chiesa di Santa Maria della Carità e Scuola Grande della Carità. Questi edifici, sconsacrati e in disuso, sono diventati nel tempo sede dell'Accademia di Belle Arti di Venezia (ora trasferita alla Fondamenta degli Incurabili) e successivamente sede museale delle Gallerie dell'Accademia.

La chiesa di Santa Maria della Carità fu rifatta dai Canonici Lateranensi nel 1441-1452, forse su progetto di Bartolomeo Bon. Offre al canale il paramento in laterizio del fianco, mentre l'alta facciata a coronamento trilobato, con cuspidi e caratteristici
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Ex Convento di Santa Chiara La chiesa di Santa Chiara era un edificio religioso di Venezia.
Sorgeva nel sestiere di Santa Croce, rivolta al primissimo tratto del Canal Grande. Attualmente la zona rappresenta l'estremità nordorientale di Piazzale Roma.
L'isola su cui sorse Santa Chiara fu donata nel 1236 da Giovanni Badoer a una tale Costanza perché vi edificasse un monastero. Venne così a svilupparsi una comunità di suore di San Damiano (come erano in origine dette le francescane) con una chiesa intitolata a Santa Maria Mater Dei, la quale venne poco dopo dedicata, per ovvi motivi, a Santa Chiara.
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La sola particolarità di questo lungo e piuttosto monotono edificio è quella di seguire armonicamente la curva del Canal Grande tra l'Erbaria e la Pescheria.
Esso richiama i moduli verticali delle Fabbriche Vecchie, venendo a completare, in tal modo, la ricostruzione della zona realtina che insiste sul Canal Grande.
Un portico bugnato, eccessivamente alto rispetto al volume complessivo della fabbrica, sotto il quale sorgevano magazzini e botteghe, caratterizza la facciata che si eleva per due piani di finestre timpanate e inquadrate in un doppio ordine di lesene ioniche e doriche.
Anche se può apparire incredibile, vista la
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Fabbriche Vecchie di Rialto Nell'anno 1514 un disastroso incendio distrusse tutti gli edifici della area realtina (si salvò soltanto, come per miracolo, la chiesa di San Giacometto).
La Serenissima, ovviamente, dispose l'immediata ricostruzione di quella zona, così strategica per la vita economica della città e bandì un concorso per il miglior progetto di riedificazione riqualificazione dell'insula mercantile; fra le sette proposte presentate fu scelta quella di Antonio Abbondi detto lo Scarpagnino, che, in pratica, riproponeva la medesima disposizione planimetrica delle costruzioni precedenti.
L'edificio, costruito fra il 1520 e il 1522, in stile classico,
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Fondaco dei Turchi A guardare bene questa costruzione che sorge sulla parte destra del Canal Grande, simbolo di quella volontà di recupero, nostalgica e romantica, dell'immagine riflessa della passata grandezza di Venezia, sembra inevitabile la sensazione di falso, di pura imitazione di ciò che fu. Ciò è dovuto al radicale restauro, iniziato nel 1869 su progetto di Federico Berchet e protrattosi per circa un cinquantennio, che mirò a copiare l'originario stile bizantino, ripetendone la decorazione a patere e impiegando cornici di recupero e migliaia di falsi scultorei.
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Fondaco del Megio Costruzione del XV secolo, adibita dalla Repubblica inizialmente a magazzino del grano, poi, la specializzazione di tale Fondaco passò al miglio, il che spiega il nome (megio è termine veneziano per miglio), bene alimentare del quale il palazzo fu il centro di raccolta cittadino fino alla caduta della Repubblica nel 1797, quando cadde in disuso. Attualmente ospita una scuola elementare.

Facciata delle più disadorne del Canal Grande, il Fontego del Megio è una tipica struttura di fondaco. I secoli hanno ammorbidito il rosso dei mattoni grezzi della sua facciata nobile e severa nella quale si aprono tre grandi portali e una triplice fila di
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Fondamenta dell Olio La fondamenta dell’Olio è un piccolo tratto di riva che si affaccia sul Canal Grande a fianco del mercato e della Pescheria di Rialto.
Molto probabilmente deve il suo nome, come tutte le rive e fondamente veneziane in cui si organizzavano scambi di mercanzie specifiche, ad un antico mercato dell’olio che qui trovava il suo luogo di commercio, anche se di questo non vi è certezza.
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Isola di San Giorgio Maggiore Nell'VIII secolo le quattro famiglie "evangeliche": Corner, Bembo, Bragadin e Giustinian, firmarono l'atto di fondazione della chiesa di San Giorgio il cui primitivo edificio si fa generalmente risalire a prima della fine di quel secolo. L'isola Memmia o dei Cipressi, com'era anticamente chiamata, apparteneva al doge Tribuno Memmo il quale l'aveva donata, nel 982, a Giovanni Morosini, poi beato, affinché vi erigesse il monastero benedettino il cui antico nucleo è ancor oggi visibile, sebbene più volte ricostruito. Là usavano ritirarsi i dogi in preghiera. L'isola prese poi il nome di San Giorgio.
Solo nel XVI secolo Andrea Palladio ne riprogetta il volto restituendoci l'immagine dell'isola attuale.
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Palazzetto Donà Piccolo e modesto edificio del XVIII secolo costruito su strutture più antiche. Disturba nell'impostazione della facciata la minor altezza della bifora centrale rispetto alle monofore centinate poste ai lati.
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Palazzo Adoldo Questo palazzo in stile rinascimentale, che oggi ospita gli uffici dell'INAIL, risale alla prima metà del XVI secolo. La famiglia Adoldo, originaria della Grecia, si stabilì a Venezia fin dai primi secoli della fondazione della città e contribuì significativamente al finanziamento della costruzione della vicina chiesa di San Simeon Piccolo. Essi possedevano l'isola di Andro e metà di quella di Sercino che l'ultimo discendente, Nicolò, morto nel 1432, vendette ai Michiel.
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