Abitazione del Petrarca Petrarca a Venezia vi soggiornò per alcuni anni. Abitò in questa casa localizzata lungo la Riva degli Schiavoni nel 1362, a pochi passi dal Ponte del Sepolcro, dove ancora oggi esiste una targa commemorativa. La casa gli fu regalata dal Senato della Serenissima con la promessa che, alla morte del poeta, tutte le sue opere sarebbero rimaste a Venezia. In quella abitazione Francesco Petrarca ospiterà per alcuni mesi un altro grande poeta toscano: Giovanni Boccaccio.
Del periodo trascorso dal Petrarca a Venezia non si hanno molte notizie, si sa che egli ebbe modo di vedere l'acqua alta e di descrivere i disagi da essa provocata, ma il poeta ebbe anche la possibilità di assistere ad un grande torneo di cavalieri in Piazza San Marco.
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Ala del Palazzo Reale Costruito a partire dal 1537 da Jacopo Sansovino, questo severo edificio impostato su un massiccio portico a bugnato, era originariamente previsto con il solo primo piano, scandito da finestre architravate e semicolonne doriche con il fusto a grosse bozze. Nel 1558-1566 gliene venne però aggiunto un secondo d’ordine ionico.
Il grande cortile interno, attorno al quale è organizzato, è ora chiuso da un lucernario e funge da sala di lettura dell’adiacente Biblioteca Nazionale Marciana. Qui, fin dal 1284, era stata coniata la più famosa moneta veneziana: il ducato d’oro o zecchino, accet­tato in tutto il mondo mercantile. Lo Scamozzi completò il palazzo tra il 1583 e il 1588 nell’ala verso il molo.
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Arsenale L'Arsenale di Venezia costituisce una parte molto estesa della città insulare e fu il cuore dell'industria navale veneziana a partire dal XII secolo. È legato al periodo più florido della vita della Serenissima, grazie alle imponenti navi qui costruite, Venezia riuscì a contrastare i Turchi nel Mar Egeo e a conquistare le rotte del nord Europa.
L'Arsenale di Venezia ha anticipato di molti secoli il moderno concetto di fabbrica, intesa come complesso produttivo in cui maestranze specializzate eseguono in successione le singole operazioni
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Basilica di San Marco Fin dal suo sorgere, Venezia aveva riconosciuto in Grado la propria chiesa metropolitana. Però nel­l’anno 827, causa le deliberazioni del Sinodo di Mantova che venivano a risolvere una contesa epi­scopale durata due secoli, la città lagunare si trovò ad essere subordinata in materia religiosa al patriarca di Aquileia che era infeudato con gli imperatori ger­manici. Tale fatto veniva a sminuire l’importanza di Venezia e certo col tempo avrebbe annientato la sua indipendenza e sovranità. Pur senza svilire il senti­mento religioso dei veneziani, è chiaro che col loro ben noto acume politico i governanti non potevano sottomettersi a tale decisione, perciò cercarono il modo di svincolarsi da tale pericolosa situazione. Ed ecco che l’anno successivo, 828, due ricchi mercanti
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Ca dOro È forse uno degli edifici più famosi e ammirati del Canal Grande, gioiello dell’architettura gotica vene­ziana, paragonabile per ricchezza di decorazioni solo al Palazzo Ducale.
Un tempo, percorrendo lo stesso cammino lungo questa via acquea, avremmo avuto il privilegio di godere delle perfette dorature che ador­navano la facciata di questo palazzo che, appunto, proprio da esse prende il no­me. Fu il pittore francese Giovanni Charlier ad eseguire la doratura delle “pome” di pietra delle merlature, dei leoni sui capitelli d’angolo, dei cimieri sul vertice degli archi inflessi delle finestre.
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Ca Da Mosto Grandi eventi segnano l’inizio del XII secolo a Venezia: una grande armata, al comando del doge Enrico Dandolo, salpa per partecipare alla IV Crociata e fi­nalmente, dopo averla tanto agognata, i veneziani conquistano Costantinopoli. Con questo successo riportano in patria tesori inimmaginabili, ma soprattutto nuovi valori che esaltano, oltre al coraggio, la volontà di imprendere, di solcare il gran­de mare che culla Venezia alla ricerca di guadagno e avventura. Fu in questo con­testo che Marco Polo concepì il suo grande viaggio verso quella Cina così lon­tana che era quasi come se fosse sulla luna, incarnando come nessun altro l’ar­chetipo del pioniere-mercante
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Ca del Duca Un grande tronco di colonna angolare, un tratto poderoso di bugnato a punta di diamante, un inizio di scalone principesco, danno l’esatta misura di come Marco Corner avrebbe voluto il suo palazzo quando verso la metà del Quattrocento lo commis­sionò a Bartolomeo Bon (lo stesso della Ca’ d’Oro).
Poiché sua figlia Caterina era regina di Cipro, egli intendeva farsi erigere una dimora degna del suo rango, con un salone centrale più vasto di quello di Palazzo Ducale. Nel 1461, però, l’area fu ceduta al condottiero Francesco Sforza, signore di Milano - da ciò il nome di Ca’ del Duca
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Ca  Farsetti (Municipio) Già ad una prima, sommaria osservazione, è possibile notare quanto questo antico edificio somigli moltissimo a quel­lo adiacente, ossia il palazzo Loredan, insieme al quale ospita le sedi degli uffici municipali e costituisce, inoltre, una sorta di continuum veneto-bizantino. Ca’ Far­setti si segnala, senza dubbio, fra le più antiche costruzioni veneziane, in quanto ri­salente al XII o XIII secolo, e per molti anni la tradizione vi ha voluto individuare la magnifica dimora del grande doge Enrico Dandolo che capitanò la IV Crociata e che, nel 1204, conquistò Costantinopoli (ma a sostegno di tale ipotesi non vi è alcun ri­scontro documentale).
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Ca Giustinian (La Biennale di Venezia) Sorge lungo la riva dell’ampio e luminoso tratto del Canal Gran­de, immediatamente dopo l’ottocentesca costruzione neogotica dell’Hotel Bauer.
Costruito all’incirca verso il 1474 per la nobile famiglia Giustinian, è una armo­niosa fabbrica gotica della quale, purtroppo, non conosciamo il progettista e nel­la quale si possono ravvisare tutti i caratteri più maturi di questo particolare stile costruttivo. Il palazzo si compone di due edifici divisi un tempo da una piccola calle che in seguito (1483) fu murata in parte, proprio per consentire la costruzione di colle­gamenti interni.
La facciata, particolarmente bella,
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Ca Loredan (Municipio) Bell’esempio di palazzo veneto-bizantino che ha sviluppato in modo aulico i motivi tradizionali della casa-fondaco. Sopraelevato di due piani nel XVI secolo, mantiene parte del portico terreno originario e il finestrato con poggiolo continuo, abbellito da patere, che occupa l’intero piano nobile. In esso la partizione interna è sottolineata da colonne binate che delimitano le aperture centrali illuminanti il salo­ne.
La tradizione fa risalire la costruzione al XIII secolo ad opera della famiglia Bocassi, originaria di Parma; più tardi ne risultano proprietari gli Ziani e nel Trecento i Corner. Nel 1703 passò ai Loredan e dal 1867 è proprietà del Comune che, con l’attiguo palazzo Farsetti, lo ha adibito a sede municipale.
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Ca Mocenigo Vecchia Affacciato su un punto straordinario del Canal Grande, particolarmente ario­so e pieno di luce, questo palazzo, costruito in origine nel XV secolo, fu la pri­ma proprietà a San Samuele della importante famiglia dei Mocenigo, ragion per cui essa fu denominata “casa vecchia”.
Quello che ammiriamo oggi è il frutto della ricostruzione dello stabile, avvenu­ta nel Seicento, secondo regole che previdero la conservazione della pianta ori­ginaria e delle finestre a sesto acuto, che si possono ancora vedere nel cortile e nella facciata che dà sulla calle. Il progettista della rifabbrica secentesca fu Fran­cesco Contin, già costruttore delle chiese di Sant’Anna, dell’Angelo Raffaele e di Santa Maria del Pianto.
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Ca Sagredo La facciata di questo palazzo di origine veneto-­bizantina, rimaneggiata in periodo gotico, è uscita fortunatamente indenne da un radicale intervento di rinnovamento commissionato all’inizio del XVIII secolo a Tommaso Temanza dall’allora proprietario Gherardo Sagredo. Si è così conservata la bella esafora bizantina ad archi rialzati del primo piano e la quadrifora con quadrilobi, affiancata da monofore riquadrate, del secondo piano, databile tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. L’interno, completamente rinnovato, conserva un bel scalone settecente­sco, attribuito ad Andrea Tirali, affrescato da Pietro Longhi nel 1734 con la Caduta dei Giganti. Molto belli anche gli stucchi di Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti-Tencalla.

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Ca Vendramin Calergi (Casinò di Venezia) Un’aura di equilibrata serenità avvolge questo splendido edificio che pare quasi recare incise nella propria pietra, precorrendole, tutte le qualità e le caratteristi­che che avrebbero accompagnato “l’homo novus“ nel secolo del Rinascimento che appunto in quegli anni vedeva la propria alba. Un uomo pervaso dal desiderio di codificare le regole della bellezza e quelle dell’arte, dall’aspirazione verso un nuo­vo tipo di conoscenza, più razionale e scientifica, meno debitrice di credenze e superstizioni quale era stata, invece, la costruzione gnostica medievale. Rigore geometrico, armonia delle linee e delle forme, la bellezza nitida che si esprime solo attraverso la sinfonia della composizione dei volumi e della materia: questo è inciso nelle pietre di Palazzo Vendramin Calergi.
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Campanile di San Marco I veneziani lo chiamano affettuosamente “el paron de casa”.
Esso serviva come punto di riferimento ai navi­ganti: l’ultimo saluto di Venezia a chi partiva, il primo benvenuto a chi arrivava.
Fu costruito sotto il dogado di Pietro Tribuno (888-912), molto più basso di quello attuale ma sem­pre considerevole per i suoi tempi, e serviva anche da faro. Era addossato ad altri edifici e lungo la sua rampa a spirale, nel 1452, l’imperatore Federico III salì a cavallo per ammirare il panorama. Nel 1609 Galileo, dall’alto della cella campanaria, diede alla Signoria la prima dimostrazione del suo telescopio. Dopo essere stato più volte restaurato e parzial­mente rifatto, nei primi anni del Cinquecento, con l’aggiunta di una cella
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Campiello del Remer Tipico e pittoresco angolo veneziano, stretto tra costruzioni ottocentesche. In questo campiello un tempo esistevano varie aziende a conduzione familiare che fabbricavano i remi delle gondole. Dalle rive del campiello si può ammirare un'ottima vista panoramica del Canal Grande, che comprende parte del Ponte di Rialto, il Palazzo dei Camerlenghi, il Campo dell'Erberia ed il lungo edificio delle Fabbriche Nuove. Qui un tempo c’era un edificio duecentesco appartenente ai Lion e poi ai Morosini. Di esso rimane la bellissima e tipica scala esterna a grandi arcate e la splendida vera da pozzo.
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Campo San Vidal Il campo e la chiesa di San Vidal si intravedono passando lungo il Canal Grande, proprio a lato del Ponte dell'Accademia.
La chiesa di San Vidal fu fondata nel 1084 durante il dogado di Vitale Falier. L'edificio venne ristrutturato verso la fine del XII sec.
Un'ulteriore rifacimento della chiesa avvenne alla fine del XVII secolo con l'intenzione di trasformarla in un grandioso monumento a Francesco Morosini doge dal 1688 al 1694. Il progetto venne affidato ad Antonio Gasparri che presentò un disegno molto simile a quello della chiesa romana di Sant'Andrea al Quirinale. La facciata fu costruita su progetto del 1700
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Campo Santa Sofia La chiesa di Santa Sofia è un edificio religioso della città di Venezia, situato nel sestiere di Cannaregio. La parte superiore dell'edificio, con il suo campanile, si vede emergere seminascosta dalle case, di fronte al campo omonimo al quale la chiesa dà il nome.
Quest’ultima subì una ristrutturazione nel 1225, poi nel XV secolo, nel 1508, e l'ultima verso la fine del seicento, ad opera di Antonio Gaspari, che gli diede l'aspetto attuale. Oggi si può accedere da un vestibolo collocato fra le case che si affacciano sulla Strada Nova.
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Canale di Cannaregio Il canale di Cannaregio è una delle vie d'acqua più importanti di Venezia. Esso collega il Canal Grande con l'area nord-occidentale di Cannaregio, tra le fondamenta di San Giobbe e le fondamenta di Sacca San Girolamo.
Per le dimensioni superiori a quelle dei normali rii interni al centro storico, il canale consente l'attraversamento, oltre che alle piccole imbarcazioni, anche ai battelli dell'Actv.
Importanti sono i due ponti che attraversano il canale, tra i più caratteristici e grandi della città: il ponte delle Guglie, risalente al XVI secolo, è l'unico adornato da pinnacoli, e il ponte dei Tre Archi, unico esempio ancora esistente in Venezia di ponte a più arcate.
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Casa Franceschinis Edificio costruito e affrescato nel 1915 dal pittore Augusto Sezanna. Il palazzo si situa nel mezzo di campo San Samuele, addossato al campanile dell’omonima chiesa, tra Palazzo Grassi e Palazzo Malipiero. Si sviluppa in tre piani con un ammezzato nel sottotetto che si apre sul lato sinistro del palazzo con una terrazza con vista sul campo. La linea di gronda si conclude sui tre lati con dei bei barbacani in legno. Sulla facciata verso il Canal Grande, al primo piano, è presente una trifora centrale con piccolo balcone aggettante, accompagnata da quattro monofore, due per lato. Mentre al secondo piano è piacevole notare come il numero di luci viene rispettato ma variata la combinazione:
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Casa Stecchini Semplice edificio seicentesco che l’uguale altezza dei piani e la disposizione degli interni qualificano essere stato costruito come casa da affitto.
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Caserma del Sepolcro Fondata nel 1493 la chiesa, annessa al monastero, intitolata al Sacro Sepolcro si trovava sulla Riva degli Schiavoni, nello stesso luogo dove ora si trova la Caserma del Sepolcro.
Consacrata poi nel 1582, aveva la particolarità di essere la riproduzione dell'edicola del Santo Sepolcro in Gerusalemme.
L'edificio, forse eretto dal Lombardo, era riccamente decorato di marmi e pitture.
Dopo una storia plurisecolare, caduta la Repubblica, nel 1807 il complesso venne soppresso dai decreti napoleonici e nel corso del 1808 tutto venne demolito per ricavarne l'attuale caserma.
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Casetta Dandolo In questo sito sorgevano un tempo le case dei Dandolo i cui giardini si estendevano sino al campo San Luca. Di esse rimane questo bel palazzetto gotico trecentesco, la cui stretta facciata è interamente occupata dal portico architravato al pianter­reno e dalle belle quadrifore ad archi trilobati su pilastri e colonnine alternati dei piani superiori. Venne sopraelevato in epoca successiva.
Qui nacque il formidabile doge Enrico Dandolo (1108-1205), e qui si trasferì nel 1551 Pietro Aretino, rimanendovi fino alla morte, avvenuta nel 1558 per colpo apoplettico causato, dissero i maligni del tem­po, dalle sue smodate risa a una storiella salace.

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Casina delle Rose Proprio accanto al grande Palazzo Corner, su di un’a­rea vacua, aveva trovato posto lo studio del grande scultore veneziano Antonio Canova.
In incisioni ottocentesche già si poteva vedere in questa zona una pic­cola e bassa casetta, proprio al limitar del Canal Grande, quella che era il labo­ratorio canoviano, nelle cui stanze più di una statua era stata modellata. Ancora pochi decenni e, alla fine dell’Ottocento, la celebre Casetta Rossa (dal colore del­l’intonaco esterno) era già stata costruita nelle forme e nello spazio che noi og­gi possiamo vedere, leggermente più arretrata dello scomparso studio canovia­no, allo scopo di creare sul davanti un gradevole giardino.
La casetta, che è pro­prio tale, piccola, bassa, era stata costruita dall’architetto Do­menico
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Chiesa di San Geremia La chiesa, fondata probabilmente nell’XI secolo, riedificata una prima volta nel Duecento e di nuovo nel 1753-1760 su progetto dell’abate Carlo Corbelli­ni, volge una facciata sul campo omonimo e l’altra sul canale di Cannaregio. Sul Canal Grande si affaccia il retro della cappella di Santa Lucia, situata all’e­stremità del transetto sinistro, dove nel 1860 furono trasportate le spoglie della martire siracusana fino ad allora custodite nella palladiana chiesa di Santa Lucia, demolita per far posto alla stazione ferrovia­ria. Il bel campanile di cotto è del XIII secolo e presenta due strette bifore romaniche alla base.
La chiesa è situata fra la ex Scuola dei Morti, o Confraternita della Beata Vergine del Suffragio dei Morti (i suoi membri si radunavano fin dal 1615 proprio di fronte all'altare della Beata Vergine del Popolo durante le celebrazioni ufficiali), e la set­tecentesca canonica.
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Chiesa di San Marcuola La chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato o San Marcuola è di origine molto antica (risalente forse al IX-X secolo), fu rifabbricata una prima volta nel XII secolo dalla famiglia Memmo.
L’attuale struttura barocca, a pianta quadrata, è dovuta a un’ulteriore ricostruzione iniziata alla fine del Seicento da Anto­nio Gaspari e conclusa tra il 1728 e il 1736 da Gior­gio Massari, a eccezione della facciata, impostata sul fianco destro, che è rimasta incompiuta e rivolge la scarna nudità del paramento grezzo in mattoni sul breve campo che si affaccia sul Canal Grande.
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Chiesa di Santa Lucia (Stazione ferroviaria) La chiesa di Santa Lucia era un edificio religioso della città, demolito nel 1861, situato nel sestiere di Cannaregio, nel luogo dove sorge il piazzale dell'attuale stazione ferroviaria.
Sorta (secondo Sansovino) nel 1192 come chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Annunziata (ma il Tassini la fa risalire all'XI secolo), avrebbe cambiato il proprio nome a causa di un fatto accaduto nel 1279 in conseguenza al saccheggio di Costantinopoli compiuto dai veneziani. Nel saccheggio i veneziani rubarono il corpo di Santa Lucia, che fu inizialmente trasferito all'Isola di San Giorgio Maggiore.
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Chiesa di Santa Maria di Nazareth (degli Scalzi) Imponente chiesa barocca a navata unica con cappelle laterali, costruita a partire dal 1654 su pro­getto di Baldassare Longhena. La facciata si deve però a Giuseppe Sardi che la realizzò tra il 1672 e il 1678 a spese di Girolamo Cavazza, adottando un doppio ordine di colonne bina­te, movimentato da nicchie e da un ricco apparato scultoreo attribuito a Bernardo Falcone. Conservava nella volta un affresco di Giambattista Tiepolo, distrutto da una bomba austriaca il 28 ottobre 1915.
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Chiesa e campo di San Samuele Fondata nell’XI secolo dalla famiglia Boldù, la chiesa fu più volte ricostruita per assumere l’assetto attuale nel 1686. È ora sconsacrata. Rimane l’antico campanile veneto-bizantino risalente al XII secolo, al quale è stata inopinatamente appoggiata la casa costruita e affrescata nel 1915 dal pittore Augusto Sezanna.
Alla sua ombra si dice sia nato Giacomo Casanova nel 1725.
Il campo è racchiuso fra i palazzi Grassi e Malipiero-Cappello.

Pare che uno dei pievani della chiesa avesse quel che si chiama oggi un forte “sex appeal”, senza troppi riguardi per la tonaca:
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Chiesa ed Ospizio della Pietà La settecentesca chiesa di S. Maria della Visitazione o della Pietà prospetta sulla Riva degli Schiavoni e fa parte dell'omonimo ospizio che, al pari degli altri tre “ospedali maggiori” della città (dei Derelitti, degli Incurabili e dei Mendicanti), ebbe fama per l'attività musicale svolta dalle assistite sotto la direzione di insigni maestri (basti ricordare Antonio Vivaldi). La decisione di costruire un nuovo, monumentale complesso assistenziale (chiesa e ospedale) diede vita nel 1735 a un concorso vinto da Giorgio Massari. I lavori, iniziati nel 1745, interessarono la sola chiesa, che venne ultimata nel 1760. La bianca facciata in pietra d'Istria prosegue e conclude semplificandolo il discorso delle chiese palladiane affacciate sul Bacino di S. Marco.
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Convento del Corpus Domini (area ferroviaria) La chiesa del Corpus Domini era un edificio sacro di Venezia, demolito nell'Ottocento. Sorgeva nel sestiere di Cannaregio. Fu eretta nel 1366 da Lucia Tiepolo, badessa del monastero dei Santi Filippo e Giacomo di Ammiana, con la cooperazione di Francesco Rabia, mercante di lana. Alla chiesa fu anche annesso un piccolo convento, in cui la stessa Lucia e poche altre compagne si ritirarono.
Qualche tempo dopo la chiesa fu ampliata grazie all'intervento del beato Giovanni Dominici e alle offerte delle sorelle Elisabetta e Andriola Tomasini; il monastero pure fu ingrandito e ospitò da allora suore domenicane.
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